20141222

Braccia bioniche che fanno storia


A Colorado man made history at the Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory (APL) this summer when he became the first bilateral shoulder-level amputee to wear and simultaneously control two of the Laboratory’s Modular Prosthetic Limbs. Most importantly, Les Baugh, who lost both arms in an electrical accident 40 years ago, was able to operate the system by simply thinking about moving his limbs, performing a variety of tasks during a short training period.
Ci siamo davvero: gli arti bionici comandati dall'impulso nervoso sono praticamente una realtà. Questo particolare paio di braccia dimostra come oramai si sia arrivati a traccia regli impulti nervosi anche in una persona a cui non è rimasto nulla degli arti originali.

20140401

But the ugly marks are worth the momentary gain


"Muoiono nello stesso respiro, gli amanti"

Veronica aveva voluto quelle parole di Alessandro Baricco scritte sulla pelle fin da quando aveva avuto la maggiore età per scegliere di tatuarsele, ma solo di recente aveva racimolato abbastanza soldi e coraggio per farlo davvero.
Non aveva scelto lei, invece, il suo tatuatore. Glielo aveva consigliato un'amica, piena di tatuaggi ed esperienze con artisti e macellai: "perchè entrambi sanno lasciarti i segni addosso, ma solo i secondi ti fanno capire quanto sia sacro ogni centimetro della tua epidermide" le aveva detto.
Le amiche si vedono sempre nel momento del bisogno, e di solito c'è di mezzo un uomo e del dolore.
In maniera inversamente proporzionale.
E così l'aveva portata allo studio e le aveva fatto conoscere il tatuatore.

"Piacere, Davide. Che poi Piacere è anche il mio cognome, quindi è un doppio piacere."
Lei aveva sorriso.
Aveva visto le sue opere appese sulla pelle delle persone, in fotografie attaccate alle pareti. Lomografie, bianchi e neri. Intrecci di tribali simmetrici come antiche macchie di Rorshack, ingredienti degli involtini primavera imponenti come rune di guerra, teschi sorridenti nell'ironia della morte, latino e caratteri gotici per spaventarsi negli spogliatoi, fatine e cheguevari per chi crede ancora alle favole.
Ma, sopra tutto, aveva visto le sue mani guantate di lattice e i suoi occhi neri più dell'inchiostro.
Per anni aveva immaginato cosa e dove tatuarsi, ma per assurdo non non era mai riuscita a focalizzare il "come". Aveva immaginato corsivi, grassetti, serif e sans-serif, ma non era stata in grado di concentrarsi a sufficienza da decidere una volta per tutte.
"Fai tu," gli disse "mi fido della tua mano."
C'è chi trova il dolore di un tatuaggio catartico, chi il richiamo di un ricordo lontano. Veronica sentiva solamente che qualcosa, oltre all'inchiostro, le stava entrando dentro, a fondo.

Qualche giorno dopo erano solo Veronica e un vermicello di vasellina posato sulla pelle arrossata, spalmato con la cura con cui si restaurerebbe un quadro. Accarezzava la pelle seguendo le linee inchiostrate, cercando il piccolo rilievo formato dalla pelle ancora ferita, ancora pulsante.
Guardava le lettere districarsi tra i suoi pori, evitando i minuscoli irriducibili peletti sopravvissuti alla furia estetista. Osservava le inclinazioni, le giunzioni, le piccole grazie che si sollevavano dalle lettere.
E così, presa da un'incontenibile curiosità, recuperò un vecchio libro regalatole da qualcuno che non aveva più importanza, quando le era presa la mania della grafologia.
La mania era passata, e anche lui, e tutto era finito in un angolo dimenticato della memoria e della casa.
Sfogliò avidamente le pagine alla ricerca dei significati, delle ipotesi.
Si trovò a ricostruire la vita di una persona che aveva conosciuto solo per qualche ora e che le aveva scambiato soldi con dolore e inchiostro. Pensò a come doveva sentirsi mentre scriveva quelle parole, a come potesse aver paura di tradire i suoi sentimenti lasciandoli, per sbaglio, sulla punta della macchinetta. di come le sue emozioni si potessero riflettere nelle gambe delle emme, nelle pance delle a, nelle bocche delle o, sotto i fragili puntini delle i.
Vide un uomo timido e solo, nonostante migliaia di contatti a pelle con altri esseri umani e che, la sera, abbassata la serranda del suo negozio, guardava il cielo e sospirava. Come lei, in quell'istante.

Il giorno dopo era davanti alla sua vetrina. Guardava dentro, cercandolo tra le migliaia di disegni privi di significato. Lo vide nella stanza sul retro, mentre ravvivava un delirio di colori sulla spalla di una ragazza senza reggiseno. Rimase immobile a fissare il pennino mentre questo faceva avanti e indietro sulla pelle della sconosciuta, poi si staccava, andava all'inchiostro, ritornava e ricominciava. Una danza meravigliosa che la ipnotizzava in ogni sua piccola incertezza, in ogni gioco di dita per aggiustarsi lo strumento tra le mani.
Gli occhi nerissimi incastonati nel volto che seguivano attenti i suoi gesti, misuravano centimetri di pelle e disegnavano un movimento prima ancora che lo facesse la mano.

Fino a quando non si alzò, ripose lo strumento nella sua sede, si tolse i guanti e baciò appassionatamente la ragazza.

Quando questa uscì dal negozio, Veronica se ne era già andata.

E finalmente, arrivò il dolore.

20130903

Recensione: Another Earth

Sottotitolo: piantatela di usare la fantascienza per i vostri film piagnucolosi.


ATTENZIONE: questa recensione contiene l'intera trama del film, dettagli compresi. Preferirei evitaste la visione del film piuttosto che questa recensione, ma se non volete rovinarvelo, interrompete qui la lettura.
Però poi, dopo che l'avete visto, non lamentatevi con me.

Rhoda ha 17 anni, una vita davanti e una presunta Terra2 nel cielo, visibile a occhio nudo e grande come una comune stella. Una sera, nonostante sia stata accettata al programma di astrofisica del MIT, esce ubriaca da una festa e prende in pieno la macchina guidata da Ethan di Lost con moglie incinta e figlio.
Un'inquadratura da una telecamera di sorveglianza (per noi) e quattro anni di carcere (per la trama) dopo, Rhoda esce di prigione. Prababilmente la guida in stato di ebrezza e l'omicidio colposo plurimo sono stati depenalizzati da qualche referendum dei Radicali. Nel frattempo, Terra2 è ormai completamente visibile nella nostra orbita. Alla faccia tua, Galileo: qui i pianeti nell'universo si muovono alla cazzo di cane™.

Se in quattro anni Terra2 ha coperto più di quattromila anni luce (considerato che il sistema più vicino è Alfa Centauri), il film dovrebbe durare trenta secondi, durante i quali i due pianeti si schiantano tra loro frantumandosi in miliardi di asteroidi. E invece no, Terra2 tira il freno a mano e si piazza nella nostra orbita, mentre il regista/sceneggiatore/montatore/coreografo Mike Cahill tira il freno a mano allo scorrimento della trama.

A questo punto, lo spettatore potrebbe pensare: "wow, un secondo pianeta nella nostra orbita! Entrambi verranno devastati da tzunami, terremoti e cataclismi come accaduto in The Time Machine... Cavolo, se persino una commedia come Una settimana da Dio c'è arrivata, questo regista non può continuare ad ignorare le leggi della fis.." Lo fa. E non succede niente. Come nel resto del film, d'altra parte.

Rhoda, per fare ammenda delle proprie colpe, decide di accettare un lavoro umiliante e punitivo: fare la bidella in una scuola, insultando così l'intera categoria. Qui ritroviamo Kumar Pallana, di nuovo con uno spazzolone in mano, ma cieco.
Una sera, capitando sul luogo dell'incidente, Rhoda scopre che Ethan è ancora vivo e si chiama John. Decide quindi di stalkerarlo fino a casa, dove scopre che passa le sue giornate a ubriacarsi e basta.
Decide quindi di fingersi un'impiegata di un'impresa di pulizie locale e si offre di fargli le pulizie in casa.
Ethan, nel frattempo, non ha idea di chi lei sia. Evidentemente il processo era a porte chiuse, come per i pentiti di mafia.

Si scopre intanto che Terra2 è un duplicato della nostra Terra, in tutto e per tutto. Beh, tranne che la loro viaggia per quattromila anni luce in un centinaio di fotogrammi, ma vabbè.
Pertanto, in quel preciso istante, è probabile una copia di Rhoda stia facendo le pulizie presso una copia di Ethan, e una copia Mike stia girando una copia di questa boiata.

La bhionda depressa comincia quindi a recarsi da John settimanalmente, senza che lui abbia visto un biglietto da visita, firmato un contratto.. niente. L'ingenuità come Deus Ex.
Nel frattempo, l'agenzia spaziale è incerta se mandare sull'altra terra uno shuttle o un ordigno nucleare; ma lo stagista incaricato delle risorse umane deve aver visto Wargames, quindi si decide di inviare uno shuttle.
E' il primo contatto con una civiltà aliena, che però non è aliena. Le ripercussioni sociali potrebbero essere inimmaginabili. Servirebbero scienziati, astrofisici e i migliori cervelli del pianeta. Ma lo stage è scaduto e con esso le buone idee, per cui meglio prendere gente scelta in base a un temino di 500 parole pubblicato su un sito. La missione più importante della storia terrestre trasformata in un Erasmus.. Rhoda manda il suo compitino, tenendo a specificare che è stata in carcere, che fa curriculum come per entrare nel PDL.
Forse il film è davvero ambientato in Italia..

Nel frattempo, con JohnEthan, il rapporto di lavoro diventa di amicizia. Gli assegni non vengono incassati e alla società di pulizie non ha idea di chi sia Rhoda, ma il sospetto dev'essere morto nell'incidente stradale e Ethanjohn continua a tenersi al sconosciuta in casa. Finchè, una sera, lui le suona una sega e lei coglie la sottile metafora. Post coitum, abbracciati sul divano, lui le racconta del massacro della sua famiglia e lei non batte ciglio. Come quando ti raccontano una barzelletta che sai già, ma segui attentamente tutto lo svolgimento e alla fine fai anche finta di ridere, per poi seppellire il narratore con un "la sapevo già".
E a quel punto è lui a voler seppellire te.

In un impeto di allegria del film, il bidello indiano si versa la candeggina nelle orecchie e si assorda (basta la candeggina?). Si scopre quindi che anni prima aveva fatto lo stesso con gli occhi per essere assunto in base alla 68/99 e diventare il Dalai Lama dello spazzolone.

L'allegria prosegue e Rhoda vince il concorso per andare su Terra2. Corre subito da John per dargli la bella notizia, ovvero che è stata lei a massacrargli la famiglia e regalargli quattro splendidi anni di alcolismo, depressione e merda. Lui, inspiegabilmente, prende le redini della trama e la caccia di casa.
Lei torna a casa sua, poi torna da lui per parlargli, ma a quel punto il regista si accorge che, a furia di scene in treno, ha passato i novantadue minuti necessari perchè sia considerato un film di merda e non un cortometraggio di merda. La troupe è stanca di stare ore al freddo a riprendere un filo d'erba piegato dal vento, metà del budget è andato via in biglietti del treno e il cast comincia a farsi delle domande sul recitare frasi sconnesse senza che nessuno gli abbia spiegato la trama. Ethan non ha ancora capito il finale di Lost, figurarsi questo delirio.

Il dialogo necessario per chiudere degnamente questa lagna sarebbe un momento di generosità e redenzione, lacrime e perdono, ma  il buon Mike non vuole sprecare altre geniali idee per un eventuale seguito, quindi decide di farci sapere tramite il telegiornale che Rhoda ha ceduto il suo posto a John.
Ormai i criteri per salire sullo shuttle sono gli stessi per cui si muovono i pianeti.
Rhoda, rimasta sulla terra, si reca nuovamente a casa di Ethan dove incontra la copia di se stessa e i titoli di coda.

Come quando stanno raccontando una barzelletta, quello accanto a te la sa, e la interrompe. E il tuo interlocutore smette di raccontarla, perchè ti conosce, tu sei quello della volta prima che la sapeva già e non gliel'ha detto in tempo. E quindi adesso ti attacchi. E tu stai cercando di capire perché hai sprecato novantadue minuti della tua vita per sentirti raccontare una storiella che avrebbe richiesto due minuti, ma è stata diluita con un'ora di inquadrature fisse delle stesse quattro cose che facevano da ambientazione.
E sul più bello, se mai ci fosse stato un bello, finisce.

E tu, regista indie & poliedrico, è inutile che mi citi il Ciclo della Fondazione di Asimov con un libro sulla scrivania della protagonista, se di astronomia e fantascienza non ci capisci un cazzo.
Ed è inutile anche che compri una reflex e la usi in solo sue modalità, panorama e zoom sparato a mille, e poi monti tutto e me lo spacci per un film indipendente. Più che indipendente lo chiamerei solitario, perchè evidentemente nessuno ha accettato di aiutarti in questa vaccata interminabile.

Se vuoi stravolgere le leggi della fisica, lo fai senza prenderti sul serio come Pacific Rim.
Se vuoi concentrarti sulle inquadrature desolanti e sulla psicologia dei personaggi, serve un altro The Road.
Se hai un'idea banale basata su un presupposto ridicolo, per favore lascia perdere. Non usare la fantascienza come pretesto per annoiare lo spettatore con le tue paranoie. Perché c'è un limite alla sospensione d'incredulità e si chiama presa per il culo.