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Visualizzazione dei post da 2006

La guerra di Ururk

Lo sciamano camminava lento nel bosco, attento a non calpestare piante preziose o danneggiare funghi utili.
Sentiva l'erba e il muschio umidi di rugiada mattutina sotto i suoi piedoni nudi, e l'aria fresca sfiorargli le zanne e fargli tintinnare i monili appesi al suo bastone.
Di tanto in tanto si fermava a cogliere qualche pianta medicinale, qualche fiore dalle proprietà curative o semplicemente bacche per la sua riserva personale di liquore.
Sapeva quanto era preziosa la sua attività nel villaggio, e sperava di proseguire il più a lungo possibile, ben sapendo che prima o poi avrebbe dovuto trovarsi un giovane orko a cui tramandare le sue ricette, i suoi segreti e, se possibile, almeno un po' della sua passione per tutto questo.

Ma non sarebbe stato facile.

Per ora i giovani aspiravano solo a diventare capo, ruolo attualmente ricoperto dall'arrogante e borioso Ururk.
Lungi dall'essere un capo illuminato, Ururk sapeva fare solo due cose: attaccar briga con le tribù vicin…

An old game called war

L'ogre scalpitava sbattendo a terra la mazza chiodata, sbavando e ringhiando in ogni direzione.
Inutilmente i piccoli goblin cercavano di tenerlo fermo avvolgendolo con corde e lacci. Ad ogni movimento del bestione, le funi saltavano trascinando goblin in ogni direzione. Uno di loro venne stordito da una gomitata mentre un paio vennero fiondati a qualche decina di metri.

- Sangue! Sangue! - urlava con voce roca

Gli orchi guardavano la scena ridacchiando e sbraitando, scambiandosi battute e pacche sulle spalle, mentre gli uomini-bestia, infastiditi, continuavano ad affilare silenziosamente le loro asce o ad appuntirsi le corna.

Nel trambusto, la figura di Gorefist si fece avanti e si fermò davanti al bestione irato. Immediatamente i goblin si diedero alla fuga, chi tornando a sellare i lupi chi a nascondersi dietro una tenda. Gli orchi si zittirono e voltarono lo sguardo altrove, alcuni verso gli uomini-bestia che ricambiavano con un ghigno beffardo.

- Smetti di fare tutto questo chiass…

Down life endless corridor

- Lo senti?

Sì. Lo sento ancora. Mentre passo le dita su queste piastrelle crepate, imploverate, macchiate di quello che potrebbe essere, tra gli altri, il mio sangue.
E nella mia testa esplodono le immagini di quel letto in fondo alla camera, le coperte fin sopra gli occhi per difendermi da quegli infermieri risoluti.
La puntura dell'ago e il torpore dell'anestetico per rendermi docile.
Il tavolo, i fogli, le macchie d'inchiostro, i camici bianchi, le luci soffuse.
Calpestio di zoccoli sanitari, vociare sommesso, pianti ininterrotti e urla improvvise.

- Vieni, andiamo.

Il corridoio è invaso dai calcinacci e dai detriti. I neon lampeggiano opachi sopra le nostre teste. Solo alzando gli occhi riconosco il posto, e lo vedo scorrere sopra di me come quando la barella mi trasportava verso le altre stanze.

- Il laboratorio è ancora agibile. Han portato via quasi tutto. Ma i loro odio è ancora là dentro.

La stanza si apre davanti a noi. Circolare, buia, sporca. I monitor spenti, rotti. L…

Leave me alone!

I blindati avevano chiuso tutte le possibili vie d'accesso, e di fuga, dell'incrocio.
Mentre i passanti affollavano le transenne, i poliziotti cercavano di dissuadere cameraman e fotografi, coprendo la visuale ai curiosi.

Coraggio, circolare. Non c'è niente da vedere.

Gli inquisitori scendevano lenti dai mezzi corazzati, aggiustandosi gli spallacci e stringendosi al collo i caschi. Neri. Silenziosi.
Tutto quello che la gente riusciva a sentire era il frusciare dei loro mantelli e lo sbattere delle portiere rinforzate, che si confondevano nella pioggia battente e nel rombare dei tuoni in lontananza.

Facendo un cerchio che non lasciasse scampo, si stringevano attorno a quello che ormai nessuno riusciva più a vedere.

Accovacciato, immobile, nel centro esatto dell'incrocio, stava un ragazzino.
I vestiti consunti e fradici, il cappuccio calato sul viso e le mani nascoste dalle maniche troppo lunghe.

Soggetto sotto controllo visivo, procediamo con l'arresto.

I fucili a stordiment…

My Funny Valentine

Immagine
Volava rapido tra i palazzi e i gratacieli. Sentiva il vento spettinargli il ciuffo di riccioli biondi davanti agli occhi, fischiargli freddo accanto alle orecchie, e proseguire velocissimo dietro le sue spalle. Saliva oltre le antenne televisive, evitava le parabole satellitari, zigzagava tra i comignoli e poi scendeva. Tagliava la cima degli alberi, scansava i lampioni e sfiorava i cartelli stradali. Arrivava fino a quasi accarezzare l'asfalto, poi cabrava e risaliva più alto di prima.
Stendeva le ali per planare e le richiudeva per passare attraverso i passaggi più stretti, roteava negli stormi dei piccioni e accompagnava il volo dei passerotti impauriti.
Girava da più di un'ora, oramai. Stava quasi per desistere.

Si fermò a mezz'aria sul tetto di un palazzo, poi scese delicatamente per sedersi su una grondaia ammaccata. Richiuse le ali, stirò i muscoli di braccia e gambe per poi lasciarli cadere penzoloni, sbuffando.

Guardando la strada sottostante, notò un leggero m…

Sogno o son Desktop?

Apro gli occhi lentamente e mi ritrovo disteso a pancia in giù. La testa appoggiata all'angolo del cuscino, sommersa dalle coperte fin sopra le orecchie, nella posizione che da anni mi concilia il sonno e nella quale mi ritrovo sveglio la mattina.

Non so come, ma mi viene istintivo far scivolare il mio braccio fino alla parte opposta del letto,
dove sento le coperte fredde e stropicciate.

Dietro di me sento un fruscio continuo e famigliare, quello che il mio cervello chiama acqua della
doccia.

Mi giro supino e mi siedo sul letto, appoggiando i gomiti alle ginocchia, guardandomi attorno e stropicciandomi la faccia rigata dalle pieghe delle lenzuola.
Sono un po frastornato, ma incredibilmente riposato.
Il fruscio si ferma.

Lei esce in quel momento dal bagno. E' avvolta nel mio accappatoio, le maniche rivoltate e la
cintura che le fa due giri attorno alla vita.

- Buongiorno - mi dice con un sorriso
- Buon giorno... - rispondo automaticamente
- Dormito bene? - continua strofinandosi i capelli…

Convivendo, parte prima

Lancio il telecomando sul tavolino davanti a me, ma lui, leggero, fa trampolino sui suoi lati gommosi, atterrando delicatamente sul puff poco distante. Come un ginnasta dopo una prodezza atletica, se ne sta ora ben perpendicolare avanti a me, in attesa del mio appaluso o di un cartellino che lo qualifichi a un'ipotetica semifinale elettrodomestica.

Rispondo affondando lentamente i piedi nelle ciabatte e la schiena nel divano a tre posti. Lascio cadere le braccia ai miei lati, cercando di occupare più spazio possibile e scoraggiare eventuali ospiti.

E mentre la tv mi sommerge di voci e suoni, volto distrattamente la testa da una parte, posando lo sguardo su una coppia di candele accese che, giurerei, fino a ieri non c'erano.

Facendo perno sui polsi, tendo le braccia e inarco la schiena, stiracchiandomi come un gatto.

Il piccolo Charlie sta accucciato sotto il suo mobiletto preferito. Alza lo sguardo da terra e mi fissa, probabilmente non ha apprezzato la mia mossa felina. Tra poco,…

Uno a zero, piramide al centro

La palla si insaccò nella rete impigliandosi tra le maglie afflosciate.Il portiere era ancora lì, immobile, con gli occhi fissi e la bocca spalancata. Non si era accorto di nulla.
Così, mentre la squadra avversaria festeggiava abbracciandosi e scambiandosi pacche sulle spalle, un terzino si avvicinò a lui con aria piuttosto minacciosa.
- ma che cazzo fai, neanche ti butti?
Non un battito di ciglio, non un movimento. Il portiere era sempre lì, nella medesima posizione, con lo sguardo al cielo.
- ma dove cazzo guardi?
Il braccio si alzò e il guanto gommato indicò lontano, sopra le loro teste.

Una gigantesca piramide rovesciata stava scendendo dalle nubi a velocità sempre meno elevata. Con la punta rivolta verso il basso sembrava stesse per cadere proprio sopra di loro.
Quando fu chiaro che era proprio lì dove stava cadendo, tutti si fecero largo, chi camminando chi correndo, verso le linee di bordo campo. L'arbitro rischiò persino di inciampare nel tabellone che, con prosciutti e insa…