20060110

Uno a zero, piramide al centro

La palla si insaccò nella rete impigliandosi tra le maglie afflosciate.Il portiere era ancora lì, immobile, con gli occhi fissi e la bocca spalancata. Non si era accorto di nulla.
Così, mentre la squadra avversaria festeggiava abbracciandosi e scambiandosi pacche sulle spalle, un terzino si avvicinò a lui con aria piuttosto minacciosa.
- ma che cazzo fai, neanche ti butti?
Non un battito di ciglio, non un movimento. Il portiere era sempre lì, nella medesima posizione, con lo sguardo al cielo.
- ma dove cazzo guardi?
Il braccio si alzò e il guanto gommato indicò lontano, sopra le loro teste.

Una gigantesca piramide rovesciata stava scendendo dalle nubi a velocità sempre meno elevata. Con la punta rivolta verso il basso sembrava stesse per cadere proprio sopra di loro.
Quando fu chiaro che era proprio lì dove stava cadendo, tutti si fecero largo, chi camminando chi correndo, verso le linee di bordo campo. L'arbitro rischiò persino di inciampare nel tabellone che, con prosciutti e insaccati, sponsorizzava la squadra locale.

La punta della piramide si conficcò esattamente a centrocampo, scavando un solco grande quanto il cerchio di gesso, oramai invisibile sotto quella gigantesca struttura.
Otto enormi zampe appuntite uscirono dai lati e dagli spigoli di quella geometrica meraviglia, e si appoggiarono delicate sul terreno di gioco come un ragno che si accomoda sulla sua tela.
Qualche sbuffo di vapore, qualche ronzio soffocato e da un lato della struttura scese una piccola rampa.Contemporaneamente si aprì una porta sopra di essa, lasciando intravedere all'interno una scatola metallica non più grande di un ascensore condominiale.

Un ometto alto non più di un metro, con una tutina bianca e grigia, fece improvvisamente capolino. Scese con sicurezza la rampa, ma arrivato all'estremità si fermò di colpo. Abbassò un piedino, accarezzando i ciuffetti d’erba sporca. Poi fece peso, come per tastarne la consistenza. Quando si sentì sicuro, poggiò uno alla volta anche gli alti piedi, finchè tutte e quattro le zampine non si trovarono a camminare su quel insolita distesa morbida e arruffata.
Fece qualche passo in avanti, una mano in tasca, una alla cintura, una con un marchingegno luccicante e una che grattava la testolina rotonda, nella posa che universalmente significa spaesatezza.

Puntò l'affare meccanico avanti a se, poi verso il terreno, poi in alto:
> Pianeta: sconosciuto
> Identificativo: VL-SOL4
> Forme di vita: predominanza di bipedi, alta concentrazione di quadrumani, numerose sottospecie
> Tecnologia: Era pre-interplanetaria.

- Maledizione Kikkr! Hai di nuovo sbagliato le coordinate!

L'omino aveva iniziato a sbraitare in direzione di quella che ora mai era chiaro fosse un'astronave, alzando le minuscole braccia sopra la testa e puntandole in ogni direzione attorno a se.
Dalla porticina un'altro esserino lo guardava desolato e rispondeva lentamente e con la testa bassa. Nessuno, però, capiva una parola di cosa si stessero dicendo.

- Guarda qui! Era pre-interplanetaria! Ti sembra normale? Ti rendi conto del casino che abbiamo combinato?

Senza smettere di urlare, il ragnetto risalì la passerella, chiudendosi la porta alle spalle.
In meno di un minuto la nave aveva chiuso le zampe, acceso i motori ed era schizzata nel cielo turchese.

La partita fu sospesa e gli ospiti vinsero uno a zero.

1 commenti:

OrsaLè ha detto...

Sempre surreale e fantascientifico come te.
Aggiusterei qualcosa, ma è praticamente perfetto!