20060214

My Funny Valentine


Volava rapido tra i palazzi e i gratacieli. Sentiva il vento spettinargli il ciuffo di riccioli biondi davanti agli occhi, fischiargli freddo accanto alle orecchie, e proseguire velocissimo dietro le sue spalle. Saliva oltre le antenne televisive, evitava le parabole satellitari, zigzagava tra i comignoli e poi scendeva. Tagliava la cima degli alberi, scansava i lampioni e sfiorava i cartelli stradali. Arrivava fino a quasi accarezzare l'asfalto, poi cabrava e risaliva più alto di prima.
Stendeva le ali per planare e le richiudeva per passare attraverso i passaggi più stretti, roteava negli stormi dei piccioni e accompagnava il volo dei passerotti impauriti.
Girava da più di un'ora, oramai. Stava quasi per desistere.

Si fermò a mezz'aria sul tetto di un palazzo, poi scese delicatamente per sedersi su una grondaia ammaccata. Richiuse le ali, stirò i muscoli di braccia e gambe per poi lasciarli cadere penzoloni, sbuffando.

Guardando la strada sottostante, notò un leggero movimento accanto ad un portone. Aguzzò la vista in quella direzione, poi di scatto fece una capriola all'indietro per nascondersi. Si sdraiò a pancia in giù sulle tegole rotte, sperando di non farne scivolare a terra qualcuna.
Aiutandosi con i gomiti, raggiunse nuovamente la grondaia, per sbirciare dal bordo del tetto.

Non si era sbagliato, aveva visto giusto.

Due ragazzi; lei addossata alla parete dei citofoni, lui di fronte a lei. In piedi, l'uno di fronte all'altro sotto quel portico buio, come se quel vecchio palazzo dai centinaia di occhi, spalancasse la bocca in un interminabile sbadiglio.

Aveva pochissimo tempo, come sempre, e doveva essere preciso, come non mai. Girò il braccio dietro la schiena e ne trasse il piccolo arco dorato, passandolo nella mano sinistra. Abbassò la mano fino alla coscia, aprì la faretra e estrasse due piccole frecce luccicanti. Incoccò al prima e strinse tra i denti la seconda, sempre rimanendo sdraiato, ma con rapidi e silenziosi movimenti. Si portò in ginocchio, protrasse l'arco avanti a se e tese la corda fino allo zigomo.

Scoccò una freccia dopo l'altra in meno di un secondo, e riportò la mano alla faretra per una seconda volta. Per sicurezza, nel caso avesse mancato il bersaglio. Ma non fu così.

I ragazzi non si accorsero di nulla, ebbero a malapena il tempo di capire cose era loro successo e sentire i loro cuore trafitto. Due centri perfetti.

Caddero morti l'uno di fronte all'altro.

Il cupido richiuse la faretra e reinserì l'arco nella sede in mezzo alle ali.
Allargò le braccia e si gettò a capofitto giù dal cornicione, per riprendere a planare tra le case vuote e le strade deserte di quel pianeta ormai silenzioso.

2 commenti:

OrsaLè ha detto...

...Oh santo cielo...

Ele ha detto...

...Bravissimo!...Perfetto!...Storia azzeccatissima...