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Visualizzazione dei post da 2007

Non ammazzarmi, ti prego, non ammazzarmi

- Arrisi! -
Urlo a squarciagola nel corridoio pieno di studenti spaventati, un branco di zainetti che fugge lontano da me, si accascia contro i muri tenendosi la testa tra le mani, cercando di non incrociare il mio sguardo e al contempo fissi sui movimenti della pistola che ho in mano.

Passo accanto a Dilano. L'anno scorso mi ha falciato durante una partitella a calcio e sono atterrato malamente sul cemento spaccato del cortile della scuola. Il prof nemmeno ha fischiato il fallo, era troppo distratto dal sobbalzare delle tette delle mie compagne di classe che giocavano a pallavolo.
Le mani graffiate, gli occhiali storti e la tuta strappata. E lui che non faceva che ripetermi "alzati, non ho fatto niente". Arrivato a casa ho pianto.
Mi fermo, mi giro e gli assesto un calcio nelle palle. - Adesso? E' fallo questo? -

- Arrisi! - urlo ancora.
Lo vedo, in fondo al corridoio, in mezzo agli altri che si fanno contro le pareti, topi in trappola che sono scappati dalla parte sbagli…

Un giro nel cyberspazio

Sono in anticipo, come mi succede solo nel cyberspazio.

Collego lo spinotto dietro al collo mentre il computer sta ancora caricando il sistema operativo. Tempo trenta lunghissimi secondi e sono in Internet.

Ho appuntamento presso un sito di una casa editrice con uno dei titolari per discutere di una eventuale co-produzione. Non so nemmeno in cosa consista, ma farci un giro non mi costa nulla. L'appuntamento è previsto tra dieci minuti, perciò posso per mettermi il lusso di arrivare all'indirizzo facendo il giro panoramico, anziché scegliere la modalità rapida.

Digito l'indirizzo nel browser e comincio a muovermi lentamente lungo l'autostrada digitale.

Internet è diventato una sorta di colossale città virtuale, dove gli edifici sono i siti. Più grande è un sito, più grande è l’edificio che lo rappresenta. Si va dai grattacieli delle multinazionali americane, con texture d’alta qualità che li fanno sembrare praticamente reali ai siti amatoriali: piccole costruzioni cubiche r…

Dream a little dream of me...

[Dedicato al mio fratellino. Tanti auguri Cuochino!]

La fotografia di un giovane Charles Marie Brandauer campeggia luminosa sul palco del congresso in suo onore. E' una foto vecchia, ancora in due dimensioni, che ritrae un angioletto biondo a cavallo di un triciclo a motore. Un bambino come un altro, sembrerebbe. E forse avrebbe preferito restarlo una volta diventato una delle colonne portanti della psicologia moderna.

Scuole prestigiose, massimo dei voti. L'oratore mostra con orgoglio pagelle e libretti universitari, quasi stesse parlando del suo stesso figlio che, per inciso, ha preferito diventare un comune programmatore.
E' lui infatti che ha impostato il proiettore olografico per la presentazione del padre. Ed è sempre lui, in prima fila, che sonnecchia tranquillamente, quasi volesse addentrarsi nel meraviglioso mondo del Dottor Brandauer direttamente dal suo campo d'azione: i sogni.

L'oratore continua a raccontare e cliccare, cliccare e narrare. Le fotografie, a …

Who wants to live forever?

L'ascensore apre gentilmente le sue porte mostrandomi un corridoio fresco e ben illuminato. Qui non ci sono lampade che tremano o neon rotti, e se non vivessimo sotto questa sorta di notte perennemente probabilmente da queste finestre entrerebbe persino qualche raggio di sole.

Non ero mai stato a questo piano ma, sebbene non me ne avessero fatto un'ottima pubblicità, ero curioso di salirvi per vedere con i miei occhi. In fondo per un'occasione speciale si può esaudire qualche desiderio.

Oggi compio il mio centocinquantesimo anno, ma non ho molta voglia di festeggiare.

Nonostante il mio cuore sia nuovo, il mio sistema nervoso sia stato rimappato, i miei polmoni puliti, sento una stanchezza difficilmente descrivibile. E anche se centinaia di migliaia di cellule cerebrali siano state rinnovate, liberandomi dai ricordi tristi che ho scelto di rimuovere, credo in buona sostanza di avere vissuto troppo.

L'infermiera spinge gentilmente la carrozzina su cui sono seduto verso le fi…

Take, take me Home (parte 2)

La rotonda di Saint Fruit-Tois è come ogni sera affollatissima. Sotto di me una colonna di cargo provenienti e diretti in punti diversi della galassia, sopra di me lo sfecciare delle berline di grossa taglia e i costosi velivoli sportivi. Giurei di aver visto una Ferrari. Nel mezzo io e qualche decina di altri poveri automobilisti decisi a tornare a casa il più presto possibile. Tutti attendiamo il nostro turno, quando il computer centrale della rotonda ci darà l'ok sarà solo questione di attimi, la nostra iperguida troverà la rotta e ci spedirà esattamente dove siamo diretti.

E così prontamente succede. Sul parabrezza compare il segnale azzurro del computer centrale, il quale mi invita freddamente a liberare la rotonda non appena mi sarà possibile, purchè sia subito.

Quasi nello stesso istante vedo il riflesso verde dell'iperguida che prepara il conteggio prima dell'entrata nella velocità luce. Le turbine accrescono il loro ronzio progressivamente e come ogni sera approfitt…

Take, take me Home (parte 1)

Chiudo lo sportello facendo ondeggiare l'intera vettura. Sento solo il ticchettio insistente della pioggia sui vetri e sulla carrozzeria, le note acute delle goccioline più piccole e le note gravi delle gocciolone piovute da chissà dove.

Allaccio la cintura di sicurezza e inserisco la chiave nel quadro, desideroso di una musica un po' meno monotona, di una temperatura accettabile e di essere a casa nel più breve tempo possibile.
La plancia si illumina delle tonalità ambrate delle decine di spie che la decorano, ogniuna appositamente collocata per indicarmi il buon funzionamento di qualche congegno dentro e fuori la mia piccola scatola metallica.

Il ronzio del motore che si avvia copre per un istante tutti gli altri rumori, diventando subito dopo un sibilare sommesso che cresce con il riscaldarsi delle turbine sotto di me.
Il condizionatore si avvia per ripristinare la temperatura raggiunta l'ultima volta che è entrato in funzione, mentre la radio si sintonizza rapidamente su u…