20070110

Take, take me Home (parte 1)

Chiudo lo sportello facendo ondeggiare l'intera vettura. Sento solo il ticchettio insistente della pioggia sui vetri e sulla carrozzeria, le note acute delle goccioline più piccole e le note gravi delle gocciolone piovute da chissà dove.

Allaccio la cintura di sicurezza e inserisco la chiave nel quadro, desideroso di una musica un po' meno monotona, di una temperatura accettabile e di essere a casa nel più breve tempo possibile.
La plancia si illumina delle tonalità ambrate delle decine di spie che la decorano, ogniuna appositamente collocata per indicarmi il buon funzionamento di qualche congegno dentro e fuori la mia piccola scatola metallica.

Il ronzio del motore che si avvia copre per un istante tutti gli altri rumori, diventando subito dopo un sibilare sommesso che cresce con il riscaldarsi delle turbine sotto di me.
Il condizionatore si avvia per ripristinare la temperatura raggiunta l'ultima volta che è entrato in funzione, mentre la radio si sintonizza rapidamente su una stazione casuale.
Soffio nelle mani umide e infreddolite, poi mi chino e apro il cruscotto dal quale franano un paio di dataclick musicali che avevo riposto male.
Ne raccolgo uno e lo applico al frontalino dell'autoradio, il quale lo risucchia avidamente emettendo il classico click che gli ha dato il nome.
Sul parabrezza si materializza la lista dei brani registrati, cosicchè non mi resta che puntare il dito nell'area corrispondente al tasto play per far scomparire la grafica e iniziare a sentire musica.

Nel frattempo i motori sono ben caldi e pronti a portarmi a casa.
Tiro lentamente verso di me la cloche e la vettura si alza lentamente dal suolo, in modo da permettermi di accompagnarla docilmente fuori dal parcheggio sulla rotta che ormai faccio tutte le sere da anni.

Con un movimento delicato raggiungo l'imbocco della superstrada, aggiro i lavori in corso e sono sulla rotta. Accelero rapidamente, in modo da seminare i pensionati che guidano con eccesso di prudenza e commendatori che non sanno nemmeno cosa sia. E infatti vengo prontamente accontentato. La berlina scura di un dirigente qualsiasi mi sfreccia accanto facendo oscillare la mia povera utilitaria, e in breve di lorl vedo soltanto la luce dei postbruciatori qualche centinaio di metri più avanti. Da parte mia, sorpasso l'utilitaria di un settantenne con un cappello di plexiglass e premo delicatamente sull'acceleratore.

Il paesaggio notturno scivola rapidamente accanto me e le luci dei cantieri sebrano fondersi l'una con l'altra, come se la notte si liquefacesse sui miei finestrini.

Arrivo allo svincolo di SandRock e svolto rapidamente a destra. Uno sguardo alle mirrorcam per assicurarmi di non tamponare nessuno e spingo la leva dell'iperguida.
Una piacevole spinta al basso ventre mi accoglie all'entrata della velocità sub-luce.
Tra pochi istanti sarò alla rotonda di Saint Fruit-Tois e verrò rapidamente indirizzato verso sud, verso casa.

1 commenti:

Anonimo ha detto...

attendendo una seconda parte per un giudizio finale...
Coales