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Visualizzazione dei post da Marzo, 2007

Dream a little dream of me...

[Dedicato al mio fratellino. Tanti auguri Cuochino!]

La fotografia di un giovane Charles Marie Brandauer campeggia luminosa sul palco del congresso in suo onore. E' una foto vecchia, ancora in due dimensioni, che ritrae un angioletto biondo a cavallo di un triciclo a motore. Un bambino come un altro, sembrerebbe. E forse avrebbe preferito restarlo una volta diventato una delle colonne portanti della psicologia moderna.

Scuole prestigiose, massimo dei voti. L'oratore mostra con orgoglio pagelle e libretti universitari, quasi stesse parlando del suo stesso figlio che, per inciso, ha preferito diventare un comune programmatore.
E' lui infatti che ha impostato il proiettore olografico per la presentazione del padre. Ed è sempre lui, in prima fila, che sonnecchia tranquillamente, quasi volesse addentrarsi nel meraviglioso mondo del Dottor Brandauer direttamente dal suo campo d'azione: i sogni.

L'oratore continua a raccontare e cliccare, cliccare e narrare. Le fotografie, a …

Who wants to live forever?

L'ascensore apre gentilmente le sue porte mostrandomi un corridoio fresco e ben illuminato. Qui non ci sono lampade che tremano o neon rotti, e se non vivessimo sotto questa sorta di notte perennemente probabilmente da queste finestre entrerebbe persino qualche raggio di sole.

Non ero mai stato a questo piano ma, sebbene non me ne avessero fatto un'ottima pubblicità, ero curioso di salirvi per vedere con i miei occhi. In fondo per un'occasione speciale si può esaudire qualche desiderio.

Oggi compio il mio centocinquantesimo anno, ma non ho molta voglia di festeggiare.

Nonostante il mio cuore sia nuovo, il mio sistema nervoso sia stato rimappato, i miei polmoni puliti, sento una stanchezza difficilmente descrivibile. E anche se centinaia di migliaia di cellule cerebrali siano state rinnovate, liberandomi dai ricordi tristi che ho scelto di rimuovere, credo in buona sostanza di avere vissuto troppo.

L'infermiera spinge gentilmente la carrozzina su cui sono seduto verso le fi…

Take, take me Home (parte 2)

La rotonda di Saint Fruit-Tois è come ogni sera affollatissima. Sotto di me una colonna di cargo provenienti e diretti in punti diversi della galassia, sopra di me lo sfecciare delle berline di grossa taglia e i costosi velivoli sportivi. Giurei di aver visto una Ferrari. Nel mezzo io e qualche decina di altri poveri automobilisti decisi a tornare a casa il più presto possibile. Tutti attendiamo il nostro turno, quando il computer centrale della rotonda ci darà l'ok sarà solo questione di attimi, la nostra iperguida troverà la rotta e ci spedirà esattamente dove siamo diretti.

E così prontamente succede. Sul parabrezza compare il segnale azzurro del computer centrale, il quale mi invita freddamente a liberare la rotonda non appena mi sarà possibile, purchè sia subito.

Quasi nello stesso istante vedo il riflesso verde dell'iperguida che prepara il conteggio prima dell'entrata nella velocità luce. Le turbine accrescono il loro ronzio progressivamente e come ogni sera approfitt…