20070327

Dream a little dream of me...

[Dedicato al mio fratellino. Tanti auguri Cuochino!]

La fotografia di un giovane Charles Marie Brandauer campeggia luminosa sul palco del congresso in suo onore. E' una foto vecchia, ancora in due dimensioni, che ritrae un angioletto biondo a cavallo di un triciclo a motore. Un bambino come un altro, sembrerebbe. E forse avrebbe preferito restarlo una volta diventato una delle colonne portanti della psicologia moderna.

Scuole prestigiose, massimo dei voti. L'oratore mostra con orgoglio pagelle e libretti universitari, quasi stesse parlando del suo stesso figlio che, per inciso, ha preferito diventare un comune programmatore.
E' lui infatti che ha impostato il proiettore olografico per la presentazione del padre. Ed è sempre lui, in prima fila, che sonnecchia tranquillamente, quasi volesse addentrarsi nel meraviglioso mondo del Dottor Brandauer direttamente dal suo campo d'azione: i sogni.

L'oratore continua a raccontare e cliccare, cliccare e narrare. Le fotografie, a questo punto del racconto, oramai sono ologrammi tridimensionali in piena regola. Così che il pubblico possa godersi un attimo di ilarità quando appare l'ologramma di gruppo della laurea di Charles.
Le dita indice e mignolo del compagno di corso Wilhelm Wald si ergono orgogliose dalla testa del neo-laureato, e il pubblico può ammirare chiaramente da qualsiasi punto della platea l'amichevole gesto che, a pensarci bene, doveva essere già allora interpretato.

E poi i viaggi, gli incontri, le lezioni del Brandauer.

In platea diversi esponenti hanno ormai raggiunto il buon programmatore tra le braccia di Morfeo e a poco valgono i colpetti di gomito delle dame che dissuadono i più dediti dal russare clamorosamente.
Come se non bastasse, il racconto è ora alla parte più triste. Agli anni bui del Dottor Sogno, come avevano cominciato a soprannominarlo quando le sue teorie avevano cominciato ad assomigliare più alle farneticazioni di un pazzo che alle dichiarazioni di un luminare.

"Riesco a volare - diceva - ci riesco davvero."

Aveva riempito congressi e trattati di teorie incredibili sul sonno e sui sogni, ma oramai il pubblico che siedeva alle sue lezioni era sempre più rado e sempre più scettico. Cercava di passare quanto più tempo possibile dormendo, seguiva una dietra scrupolosissima per non causarsi indigestioni e rovinarsi il lavoro notturno.

La sua vita si era conclusa prematuramente a 40 anni, 6 libri e un nobel. Era salito sul tetto della cattedrale di Santo Stefano, aveva guardato per tre volte l'orologio guasto, e si era gettato nel vuoto.

Quella volta non riùsci davvero a volare.

0 commenti: