20070325

Take, take me Home (parte 2)

La rotonda di Saint Fruit-Tois è come ogni sera affollatissima. Sotto di me una colonna di cargo provenienti e diretti in punti diversi della galassia, sopra di me lo sfecciare delle berline di grossa taglia e i costosi velivoli sportivi. Giurei di aver visto una Ferrari. Nel mezzo io e qualche decina di altri poveri automobilisti decisi a tornare a casa il più presto possibile. Tutti attendiamo il nostro turno, quando il computer centrale della rotonda ci darà l'ok sarà solo questione di attimi, la nostra iperguida troverà la rotta e ci spedirà esattamente dove siamo diretti.

E così prontamente succede. Sul parabrezza compare il segnale azzurro del computer centrale, il quale mi invita freddamente a liberare la rotonda non appena mi sarà possibile, purchè sia subito.

Quasi nello stesso istante vedo il riflesso verde dell'iperguida che prepara il conteggio prima dell'entrata nella velocità luce. Le turbine accrescono il loro ronzio progressivamente e come ogni sera approfitto di questo piccolo lasso di tempo per controllare la stretta delle cinture di sicurezza. C'è una gravità artificiale nel mio abitacolo - mi ripeto sempre - non c'è pericolo di venir catapultati indietro.

Ed ecco l'istante di silenzio totale... un secondo dopo la mia utilitaria è lanciata a velocità luce verso sud. Dura pochi minuti il viaggio, il tempo di una canzone d'altri tempi, ma in questo modo riesco a gustarmela a pieno. O almeno di solito ci riesco.

Sono quasi arrivato alla fine del mio tragitto quando di colpo i motori passano al sub-luce. L'abitacolo si illumina di rosso, avvertimenti di pericolo lampeggiano in ogni angolo del parabrezza. La voce fredda del navigatore mi invita alla calma, e a non interferire nelle sue manovre di emergenza.

Guardo rapido attorno a me, decine di veicoli stanno uscendo dall'iperspazio e si stanno accodando geometricamente sopra, sotto e accanto al mio veicolo. un ingorgo tridimensionale dalle forme e colori più disparati.
A pochi metri da me un tamarro sbatte violentemente i pugni sulla cloche. Come se pochi istanti di traffico gli cambiassero la vita, come se incazzandosi a quella maniera potesse risolvere qualcosa. Il tamarro avvicina la faccia al vetro, spalanca la bocca, alza gli occhiali a specchio rivelando due occhi fissi nello spazio. Distintamente le sue labbra snocciolano una bestemmia.

Mi volto di scatto e capisco.

Probabilmente un guasto al sistema di navigazione o un sabotaggio... le cause possono essere molteplici. Tuttavia toccherà ai numerosi agenti della polizia areospaziale, già intervenuti sul luogo, spiegare come un cargo di 25 metri si sia andato a schiantare nell'asteroide artificiale che regola il traffico della rotonda di Fawn-Textes.

Tutto attorno è un accumularsi di veicoli. Decine di utilitarie, berline e cargo, si accodano simmetricamente in ogni direzione. Le areomobili della polizia si dispongono rapide nei punti chiave e attivano la segnaletica olografica d'emergenza. Una dopo l'altra migliaia di luci si accendono una in fila all'altra per indicare corsie di svincolo e di uscita.

Prendo rapido il mio svincolo virtuale ed esco dall'imbottigliamento. Questa sera va così.

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