20070914

Un giro nel cyberspazio

Sono in anticipo, come mi succede solo nel cyberspazio.

Collego lo spinotto dietro al collo mentre il computer sta ancora caricando il sistema operativo. Tempo trenta lunghissimi secondi e sono in Internet.

Ho appuntamento presso un sito di una casa editrice con uno dei titolari per discutere di una eventuale co-produzione. Non so nemmeno in cosa consista, ma farci un giro non mi costa nulla. L'appuntamento è previsto tra dieci minuti, perciò posso per mettermi il lusso di arrivare all'indirizzo facendo il giro panoramico, anziché scegliere la modalità rapida.

Digito l'indirizzo nel browser e comincio a muovermi lentamente lungo l'autostrada digitale.

Internet è diventato una sorta di colossale città virtuale, dove gli edifici sono i siti. Più grande è un sito, più grande è l’edificio che lo rappresenta. Si va dai grattacieli delle multinazionali americane, con texture d’alta qualità che li fanno sembrare praticamente reali ai siti amatoriali: piccole costruzioni cubiche raccolte in quartieri virtuali ad altissima densità. Qualsiasi viaggio virtuale un utente faccia, non può fare a meno di scorgere almeno in lontananza il grattacielo di Microsoft, torre centrale di un complesso vastissimo che comprende tutte le sue divisioni di ricerca e sviluppo, programmazione e documentazione, Live Spaces, Msn, e così via. E così faccio io ora, passando a circa 30 megapixel dal complesso.
Stanno riempiendo le facciate con banner pubblicitari ad altissima definizione, per festeggiare sia il loro anniversario che il loro nuovo sistema operativo.. chissà se questa volta non sarà pieno di falle come i precedenti..
Tutto attorno al complesso sorgono migliaia di siti anti-microsoft. Decine di pinguini gonfiabili, delle più disparate dimensioni, ciondolano sul tetto delle costruzioni virtuali attigue al loro acerrimo nemico.
Proseguo il mio viaggio nella luce azzurra della gigantesca pillola azzurra del Viagra, fonte di circa il 50% dello spam mondiale eppure perennemente assolta dai processi in cui viene coinvolta.
A questo punto inizio a curvare verso destra, seguendo un'orbita immaginaria attorno al pillolone. Qui la luce si fonde con l'illuminazione rosa del gigantesco cuore olografico di Meetic, colossale sito di incontri amorosi, e per qualche centinaio di pixel mi trovo immerso nel viola delle luci mescolate.
Arrivo in una zona piuttosto buia, in lontananza scorgo le forme del colosso rinascimentale che ospita Wikipedia e la struttura piramidale del museo della tecnologia: un Commodore PET degli anni settanta alto come uno zigurrat.
Sul mio percorso trovo sempre più annunci pubblicitari, segno che sto entrando in una zona di siti a basso costo.
La mia andatura rallenta progressivamente: sono arrivato.

Il sito è un edificio cubico di circa 12 megapixel di lato. L'esterno è texturizzato in maniera standard, la classica casa con una porta e una finta finestra. Sulle pareti laterali sono incollati diversi annunci pubblicitari mal riposti, alcuni di provider altri di casinò e chat private. Andiamo bene, penso.
Guardo l'orologio olografico, è ora. Entro.

L'interno è assai spoglio. Le pareti sono state mal texturizzate con la scansione di una tappezzeria finto antica, in alcuni punti si distringuono chiaramente i pixel che la compongono. Appese alle pareti le copertine di una decina di libri di autori sconosciutissimi: una storia fantasy, un libro pseudo-erotico, il racconto di un deportato ebreo e altri poco identificabili.
Poco distante da me c’è l’intero arredamento dello spazio web: una scrivania da manager viruale texturizzata in legno, una pacchianissima pianta di ficus mal-scontornata (probabilmente copiata e incollata da qualche sito altrettanto spartano), e un paio di sedie in tonalità pastello. Sulla scrivania troneggia una anacronistica lampada ad olio realizzata con un programma 3d freeware e il vero girello dell’arredamento: una chiocciola da indirizzo mail tridimensionale, trasparente e roteante. Erano anni che non vedevo una tale bestialità.

Guardo l’ora: sono passati dieci minuti. Nessuno s’è fatto vivo. Mi avvicino alla scrivania e vedo la quella che credo sia la brochure della casa editrice. Dopo le prime venti righe ho già capito: io ci metto la carta di credito, e loro pubblicano un mio racconto in un libro, assieme a decine di altri sconosciuti che come me pagheranno un prezzo troppo alto per il risultato finale.

Così sono capace anche io, penso lasciando il sito e volando in direzione di un gigantesco mattoncino Lego. Vado a vedere se mi spediscono a casa il loro catalogo…

1 commenti:

.-_*fata*_-. ha detto...

7 tondo tondo.
In italiano non l'avevi mai preso, ma lo so, solo perchè la prof ti odiava.

Un bacio amore mio.