20071217

Non ammazzarmi, ti prego, non ammazzarmi

- Arrisi! -
Urlo a squarciagola nel corridoio pieno di studenti spaventati, un branco di zainetti che fugge lontano da me, si accascia contro i muri tenendosi la testa tra le mani, cercando di non incrociare il mio sguardo e al contempo fissi sui movimenti della pistola che ho in mano.

Passo accanto a Dilano. L'anno scorso mi ha falciato durante una partitella a calcio e sono atterrato malamente sul cemento spaccato del cortile della scuola. Il prof nemmeno ha fischiato il fallo, era troppo distratto dal sobbalzare delle tette delle mie compagne di classe che giocavano a pallavolo.
Le mani graffiate, gli occhiali storti e la tuta strappata. E lui che non faceva che ripetermi "alzati, non ho fatto niente". Arrivato a casa ho pianto.
Mi fermo, mi giro e gli assesto un calcio nelle palle. - Adesso? E' fallo questo? -

- Arrisi! - urlo ancora.
Lo vedo, in fondo al corridoio, in mezzo agli altri che si fanno contro le pareti, topi in trappola che sono scappati dalla parte sbagliata.

Lo raggiungo di corsa, prima che riesca a sgusciarmi accanto.
Quando lo agguanto per i capelli trema, il bastardo. Spingo forte sulla sua testa cosicchè è costretto a mettersi in ginocchio. Cadono a terra i suoi costosi occhiali da sole, fanno uno scricchiolio sinistro sotto i miei piedi... quando li vedo in briciole capisco:

- Sono tarocchi! - ridacchio.

Ma lui ha ben poco da ridere, adesso. "Non ammazzarmi, ti prego, non ammazzarmi" piagnucola rapidamente a bassa voce; Chiude gli occhi per non vedere la pistola che gli sto piantando nella fronte.
Colpisco con il ginocchio il suo sterno facendogli emettere un grido soffocato. Adesso ansima e rantola, ma continua a tenere gli occhi chiusi.

- Li vuoi i soldi di questa settimana? Eh Arrisi? Vuoi ancora i miei soldi? - gli grido a un palmo dalla faccia.
Ma lui non riesce a rispondere, ha ancora il fiato corto per il colpo di prima.

Punto la pistola e sparo alla mia destra. D'Enrico si porta le mani al petto e si accascia. Era lui a tenermi fermo mentre il figlio di puttana che ho tra le mani mi cavava il pizzo dalle tasche. Una volta decise persino di gettare il portafogli nel cesso.

- Tu sei una merda, Arrisi, Lo sai vero? Solo perchè tuo padre è in galera adesso tutti ti dobbiamo pagare la protezione, vero Arrisi? Proteggerci dal diventare dei figli di cagna come te, vero Arrisi? -

Non la voglio la risposta, gli sparo e basta. Nel suo eco grido delle ragazze presenti. Molte piangono, adesso. Ma non come quando vengono colte impreparate all'interrogazione. E' un pianto diverso, direi quasi VERO. Alzano tutte gli occhi oltre le mie spalle.

Mi giro e vedo. Loiacono, il boss del liceo. E' in piedi in mezzo ai suoi scagnozzi. Arrisi gli doveva il cinquanta percento dei soldi che ci estorceva, altrimenti Loiacono gli spaccava le dita a una a una. Mette una mano dietro la schiena e estrae la pistola. - Allora è vero che vieni a scuola "col ferro" come si dice - penso.

Preme il grilletto. Niente.

Gli sparo, cade.

Scoppio a ridere, una risata isterica, irrefrenabile.

- La sicura, idiota, la sicura! - rido tra le lacrime.

Ha uno sguardo strano. I suoi occhi marroni mi fissano come se... Gli sparo in testa. Devo essere sicuro che il mondo sia libero dagli scarafaggi come lui e Arrisi. Sparo ai suoi compari mentre stanno ancora correndo verso l'uscita. Ne prendo uno alla gamba e uno alla schiena.

Torno sui miei passi e afferro Zignoni per un braccio. Faceva da palo mentre Arrisi ci riempiva di botte se non avevamo soldi per lui. Lo copisco una sola volta, male, al sopracciglio. Lo trascino piantandogli la pistola tra le scapole. E' troppo magro per farmi da scudo umano, ma come ostaggio è facile da trasportare.

Cerca di farmi ragionare, il preside. Sì è accovacciato dietro ad una porta aperta e recita la sua litania di frasi fatte. "calmati, su" e "si sistema tutto" e "lascia le pistole" e... sparo alla porta facendo andare in pezzi il vetro. Il nano adesso sta zitto.

I polizziotti hanno già formato una barriera in fondo al corridoio. Fanno passare quanti più studenti possibili dietro la loro fila di scudi.

Dietro di loro vedo Digiunno. Il mio compagno di banco e amico. Il mio migliore amico.

- Non volevo che finisse così, fratello. Ma adesso ho disinfestato. Goditi i prossimi anni di scuola, amigo -

Alzo le pistole contro la fila di sbirri. Voglio giocare a Scarface.

2 commenti:

OrsaLè ha detto...

Tremendamente realistica direi....

OrsaLè ha detto...

ummh... non ho capito se ha preso...

cmq il commento era

"tremendamente realistico..."