20080415

Il commissario Sarelli

Il commissario Sarelli proprio non riusciva a raccapezzarsi.

L’avevano chiamato in tarda mattinata, un caso di omicidio colposo. Un bastardo aveva investito un ragazzino e non aveva prestato soccorso. Un hit-n-run, come lo chiamano gli americani, ma questa storia aveva addirittura dell’incredibile.

Quello che aveva colpito subito i colleghi giunti sul luogo dell’incidente era la dinamica della fuga dell’automobilista. In casi di omissione di soccorso, una volta verificato l’entità del danno alla vettura, un pirata risale in macchina, scansa la vittima e fugge a gran velocità.
In questo caso pareva che l’investitore, forse shockato o in preda al panico, avesse abbandonato l’auto e fosse fuggito a piedi. Non prima di aver inspiegabilmente chiuso a chiave la vettura, ma senza attivare l’antifurto.

Il commissario, incuriosito da una circostanza così insolita, aveva lasciato cornetto e cappuccino sulla scrivania e si era subito precipitato sul luogo dell’incidente.

Una volta arrivato sul posto, le stranezze si erano moltiplicate a vista d’occhio.
Anzi tutto l’auto: un modello di Nissan mai visto ne sentito. La linea pulita, le forme curvate… gli pareva che la carrozzeria fosse stata sciolta sul telaio. Eppure sporca, consumata. Paradossalmente, gli sembrava vecchia. La targa era risultata subito falsa, addirittura inesistente, e la disposizione di cifre e lettere non sembrava corrispondere a nessuna tipologia di targa degli stati vicini.
Il fotografo aveva scattato così tante foto da essere stato costretto a cambiare rullino, ma anche quello si era esaurito in brevissimo tempo, cosicché era andato alla ricerca di un telefono pubblico per farsi mandare colleghi e rullini.

Non appena la scientifica finì con i rilievi, l’ispettore poté avvicinarsi al veicolo ed entrare nell’abitacolo, dove vide qualcosa che definire “strano” sarebbe sicuramente stato un eufemismo. L’intero cruscotto era invaso da orologi di ogni tipo: analogici, digitali, meccanici e a batteria. Tutti perfettamente sincronizzati, ma la metà indietro di quasi cinque ore.

Appiccicato al parabrezza tramite una ventosa, una specie di piccolo televisore, estremamente piatto, che trasmetteva la mappa topografica della zona circostante. Nell’angolo accanto al volante un’altra ventosa e un altro televisore ancora più piccolo. Sarelli inforcò gli occhiali da vista… sotto allo schermo di quel piccolo televisore erano visibili dei tasti, ognuno con un numero e tre lettere dell’alfabeto…
Probabilmente è il telecomando del più grosso - pensò Sarelli.

Uscì dalla vettura, fece il giro ed entrò dalla parte del passeggero.

Aprendo il cruscotto, l’ispettore si trovò di fronte un quantitativo di oggetti talmente strani da non riuscire nemmeno a identificarli. Si fece prestare un paio di guanti e chiamò l’agente più vicino per raccoglierli e repertarli. Dal vano, l’ispettore estrasse diverse scatole di plastica trasparente contenenti dischi argentati, ma di plastica anch’essi. Su di essi erano scritti nomi e termini stranieri, inglesi. Su uno di essi riconobbe il nome di un cantante italiano… potevano essere registrazioni?

Frugò fino a trovare il libretto di circolazione. Evidentemente anche quello era stato abilmente falsificato: le date delle revisioni partivano da una dozzina d’anni nel futuro.
Nel mentre, gli si avvicinò un sottoposto.

- Ispettore abbiamo identificato la vittima.
- Sentiamo
- Giacomo Cole, 18 anni, studente e incensurato. Probabilmente diretto a scuola vista l’ora e lo zaino pieno di libri. - replicò l’agente porgendo i documenti del ragazzo.
- Giacomo Cole hai detto?
- Sissignore
- Strano..

L’ispettore Sarelli prese in mano la carta di identità e la inserì nel libretto dell’auto per mostrare i dati all’agente. Ma nell’istante stesso in cui passava i documenti fu colto da un brivido. Non solo coincidevano nome e cognome, ma anche l’indirizzo di residenza e il codice fiscale.

Ma perché una persona dovrebbe falsificare i documenti con i dati della sua vittima? Evidentemente l’omicidio era premeditato, ma comunque non si spiega perché l’investitore sia fuggito a piedi e non in macchina. E perché lasciare una macchina piena di aggeggi strani e forse anche costosi?

- Commissario venga a vedere! - una voce lo distrasse dai suoi pensieri. Uscì dalla macchina e raggiunse l’agente che lo aveva chiamato. Questi lo aspettava con un quotidiano in mano.

- Stava nel baule del pirata - disse porgendoglielo - Guardi, commissà -
- E’ un Corriere della sera
- La data commissà, la data!
- E’ di domani..

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