20080922

Champagne in camera, subito!

La mezzanotte del capodanno ventimilacento, Herbert Mudson sapeva che il suo 'Motel 20099' stava diventando vecchio. Era una concessione edilizia per un totale di cinque piani, dal sesto al decimo, in un grattacielo periferico che ne contava almeno cento. I piani erano stati suddivisi in circa quaranta camere, riassettate dieci alla volta. I droidi per la pulizia dei pavimenti erano quasi sempre guasti, gli ionizzatori d'aria funzionavano a stanze alterne e i cessi si intasavano ogni due o tre settimane. Era stato costretto a servirsi di un androide ultracentenario per le normali faccende: un bidone su rotelle ammaccato e cigolante che lui chiamava solo con improperi e maledizioni, specie quando trovava le sue piccole pisciatine d'olio stantio sulla moquette o sulla tappezzeria. Sempre che questo non fosse in riparazione, cosa che per altro accadeva spesso. Consumava troppo e si faceva una gran fatica a trovare i ricambi, ma era sempre meno costoso che comprarsi un droide nuovo.

Herbert non si trovava lì per caso, ma nemmeno esattamente per scelta. Da quando sua moglie se ne era andata, quello era diventato la sua nuova casa. Aveva piazzato una brandina nel retro hall, in uno stanzino stretto e opprimente dove aveva portato un piccolo televisore, una cucina da campo e le sue riviste di hover-moto.
Da allora tutte le notti gli sembravano uguali e che fosse Natale, Capodanno o Pasqua a lui poco importava. Riusciva solo a pensare che ci sarebbero comunque stati clienti disposti a pagare per una notte nel suo albergo, anche a un prezzo maggiorato.
Suo figlio, facchino sfacchinato preso a lavorare più per pietà che per reale esigenza, se ne stava in giro per l'edificio a bighellonare. Probabilmente si era unito a qualche compagnia di festeggianti poco raccomandabili o semplicemente se ne stava rinchiuso in un cesso con una fiala di cok3 nel naso e in testa i fuochi d'artificio che dal motel certamente non avrebbe potuto vedere.

Due clienti si materializzarono nella hall. Lui si presentò come Mister Smith: di sicuro troppo di fretta per ricordarsi il nome della donna che era con lui, quantunque ne avesse importanza. Giacca nera in finta Sinthepelle dalla quale si poteva scorgere una camicia bianca e cravatta rossa. Cappello nero calato sul volto, quasi non volesse farsi vedere in faccia. L'accompagnatrice vestiva abiti in plastitext, le fibre ottiche del tessuto passavano rapidamente in rassegna tutte le tonalità di rosa conosciute. Poggiò il pollice sul cristallo della cassa dichiarando di voler prenotare per solo un paio d'ore. Non accadde nulla. Herbert assestò un colpo al registratore di cassa e immediatamente il pannello sensibile si accese. In quei pochi istanti, il lettore avrebbe consultato gli archivi federali, sarebbe risalito al nome del proprietario dell'impronta e avrebbe addebitato al suo conto corrente la somma per due ore al Motel 20099.
Pochi erano quelli che poggiavano il dito con tale disinvoltura. Chi veniva solo in genere aspettava qualcuno e voleva assicurasi di poter essere rintracciato solo da chi aspettava. Chi portava compagnia femminile, invece, o aveva una nota spese aziendale da compilare o una moglie a casa che controllava i conti. In ogni caso, per venire incontro alla titubanza del cliente, Herbert inseriva un chip in una piccola fessura a lato del registratore di cassa e la transazione veniva etichettata come telefonata interplanetaria, acquisto di souvenir o alcolici.
Mancava solo un'ora alla mezzanotte. Probabilmente quello era solo un venditore di droni aspirapolvere con il vestito buono e, non avendo nessuno a cui render conto, aveva deciso di passare l'ultima notte dell'anno scopandosi una prostituta d'alta classe. Sfortunatamente doveva aver trovato solo quella sciampista con il doppio lavoro che adesso guardava distratta l'arredamento spartano del Motel 20099.

- Champagne in camera, subito! - chiese il piazzista con un sorriso smagliante
La giovane accompagnatrice sorrise.
Herbert mise una mano sotto il bancone, aprì un mini-bar e vi estrasse una bottiglia di spumante da supermarket, il meglio che la sua bettola potesse propinare ai clienti. Prese due calici spaiati e li appoggiò sul bancone a lato della bottiglia con l'espressione di chi vuol far capire che in un motel a ore del genere bisognava ritenersi già fortunati a non vedersi rifilare una bottiglia di vino idrolitinato allungato con il piscio.
Prese la tessera magnetica della 34 e la poggiò accanto ai calici indicando con la mano sinistra il corridoio dove si trovavano gli ascensori.

Mentre i due si allontanavano dalla hall, Herbert si mise a sedere sulla poltrona sfondata che aveva incastrato tra il bancone e lo stanzino. Per qualche istante ignorò il piccolo televisore acceso e si ritrovò a guardare fuori dalla finestra. Fuori la neve inquinata cadeva distratta sul cemento dei grattacieli e sulla cenere delle periferie.

Freddo il vento che sibila sui volti dei cartelli pubblicitari.

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