20080929

Stai cercando questo, vero?

[ATTENZIONE: prosegue dal capitolo 4]

Si presentò come James Nolan, scrittore di gialli famoso in tutto il Canada. Aveva con se un piccolo computer portatile e si affrettò ad aprirlo per mostrare articoli e foto al sempre più scettico Herbert. Da quando News.site.com aveva riportato la notizia che il Motel era stato teatro di un delitto inspiegabile si era scatenata una sorta di frenesia collettiva. Erano stati aperti topic su decine di forum, venivano intervistati criminologi e giallisti, la stanza era stata ricostruita in tre dimensioni e veniva utilizzata sia come oggetto di analisi sia come livello per uno sparatutto multiplayer. Herbert osservava i siti e le ricostruzioni che Nolan snocciolava a raffica: non poteva credere che quella specie di bettola che si era trovato a gestire fosse diventata d'improvviso così famosa.
L'eccitazione dello scrittore andava crescendo ogni minuto che passava in quello che era diventato il suo luogo di culto, come un ragazzino in un parco divertimenti. Pretese di poter visitare la stanza dell'assassinio, pagando profumatamente.

Erano le parole che Herbert aspettava di sentire. Gli indicò il pannello del registratore di cassa e quello vi schiacciò subito il pollice contro. Completata la transazione, Herbert lo accompagnò agli ascensori. Salirono insieme parlando dei suoi libri, di casi irrisolti e di motel. Giunti alla stanza, Herbert strappò il nastro giallo lasciato dalla polizia, aprì la camera e Nolan si precipitò all'interno.
Era inarrestabile, faceva domande su tutto, persino sulla carta da parati. Si fece indicare la sedia usata da Martens, la posizione in cui fu trovata, e mise tutto al posto giusto.
Salì persino sulla sedia e si mise a fissare lo ionizzatore. Herbert decise che era decisamente troppo, si congedò e tornò sospirando verso gli ascensori.

Nolan rimase solo a fissare lo ionizzatore. Infilò una mano intasca e ne trasse un piccolo set di cacciaviti pieghevole. Fece roteare la punta più grossa e cominciò a svitare il pannello che reggeva la lampada principale.

- stai cercando questo, vero?

Sulla soglia della stanza era comparso il tenente Wilson, nella mano destra un datastick nero imbustato e sigillato. Dalle sue spalle sbucarono gli agenti Rodenberry e Kaplan, le pistole puntate contro Nolan il quale non potè far altro che alzare lentamente le braccia e scendere dalla sedia. I due agenti lo afferrarono per le braccia spingendolo sul letto e, mentre uno lo perquisiva rapidamente, l'altro gli stringeva una fascetta di plastica da arresto attorno ai polsi.

Attraversarono la hall sotto una salva di flash: evidentemente qualcuno aveva avvisato la stampa per fare un po' di pubblicità al suo motel. Wilson girò la testa verso Herbert, ma quello scosse la testa alzando le mani. La calca dei giornalisti non gli permetteva di muovere un passo senza trovarsi puntati contro obiettivi, microfoni e domande insistenti. Si fece largo tra la folla a spintoni e raggiunse la volante proprio mentre il trasporto prigionieri stava per decollare. Mentre prendeva quota, Nolan si appoggio al finestrino per poter guardare fuori: il sorriso della coppietta sul cartellone pubblicitario sembrava ancora più beffardo, quasi volessero deriderlo per la sua sorte.

La televisione, intanto, dava l’annuncio che tutti si aspettavano. Il governo in carica era caduto e il suo successore stava annunciando l’impegno a cancellare tutte le assurde leggi fatte dai ministri appena dimessi. Prima fra tutte la legge sul cambio di datazione che aveva stravolto il calendario gregoriano ignorando la distinzione tra prima e dopo la nascita di Cristo. Si tornava perciò al vecchio ordinamento. Herbert trasse un sospiro di sollievo: il suo motel era salvo.

Freddo lo champagne nel bicchiere levato al cielo.

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