20100411

'ccu tuttu ca fora c'è 'a guerra, mi sentu...

Conobbi Marina mentre stavamo cercando di raggiungere la Svizzera. Avevamo sentito di un Agriturismo dalle parti di Como che era di mentalità piuttosto aperta con i fuggiaschi e non disdegnava di dare ospitalità a chi cercava di passare il confine di nascosto.
Le regole però erano semplici quanto inflessibili: ci si poteva fermare solo una notte, la tariffa era bassa ma anticipata e non bisognava lasciare alcuna traccia del proprio passaggio.
Eravamo io e un paio di amici, tre zaini e provviste per una settimana.
Niente accessori che potessero destare sospetti come kefie, spillette, banconote stropicciate o imbrattate di scritte anti-governative. Quelle della cosiddetta Resistenza Monetaria.
Eravamo ancora in territorio italiano, noi eravamo italiani e potevamo tranquillamente passare per un trio di amici che voleva godersi una scampagnata. Ma la paura era la nostra fottuta compagna di viaggio qualsiasi cosa facessimo. Non guardavamo in faccia i controllori che ci obliteravano il biglietto, giravamo al largo dalle pattuglie dei carabinieri, e ci facevamo sostanzialmente gli affari nostri.
Non avevamo con noi computer portatili o palmari che potessero contenere documenti sgraditi al governo o una cronologia di siti considerati sovversivi. Niente lettori Mp3, niente di niente.

Arrivammo all'agriturismo sfiniti. Desideravo solo mollare lo zaino e rimanere orizzontale fino all'ora di cena. I gestori ci fecero vedere la stanza: due letti, una brandina, il bagno è in fondo al corridoio, non ci sono asciugamani e altre raccomandazioni che la stanchezza non mi fece sentire.

Ero sdraiato da meno di una ventina di minuti quando venni avvertito del mio turno per la doccia. Raccattai accappatoio e il borsello da toilette e mi diressi sciabattando verso il bagno. Incrociai nel corridoio un'altra comitiva, il proprietario stava ripetendo a loro quello che aveva detto a noi poc'anzi. Questa volta fu lei a distrarmi dall'ascoltare le raccomandazioni e a focalizzare la mia attenzione. Aveva un giaccone di panno fiorato, un modello che dovevo aver già visto da qualche parte. I capelli scuri mossi dal caos organizzato di una pettinatura accennata. Ascoltava attentamente, a differenza di quanto avevo fatto io, e distolse lo guardo per guardarmi quel tanto che bastava per capire cosa stava si stava muovendo nel corridoio. Feci la doccia più rapida della mia vita, ma alla mia uscita dal bagno trovai solo una fila di porte chiuse.

La sera, a cena, mi ritrovai in tavolata con tutta la compagnia. Ci presentammo uno ad uno, ma come vuole il destino, mi ritrovai seduto tra uomini e una posizione perfetta per non riuscire nemmeno a scorgerla con la coda dell'occhio. Mangiai in fretta ed ebbi ben poco da dire, come al solito.

Finito il caffè mi ritrovai in sala da pranzo con due di cui non ricordavo il nome, la padrona di casa che sparecchiava e ancora meno da dire. Salii in camera a prendere il giaccone, sperando in un incontro che in una casa così piccola, infondo, non poteva poi essere così casuale. Ma che non avvenne. Trovai il mio compare intento nella lettura dei comuni limitrofi che comparivano sulla cartina e nella considerazione che in fondo, lui, alla biondina del gruppo una botta glie l'avrebbe data più che volentieri. Uscii dalla stanza mentre stava ancora valutando l'ipotesi che fosse fidanzata con uno dei loro accompagnatori e mi precipitai fuori a cercare una boccata d'aria e nicotina.

Ero in giardino con una sigaretta rollata male. Non potevo usare il biglietto del treno per farmi un filtro decente e così avevo utilizzato un pezzetto di carta dal mio blocco note.
Stavo cercando di chiudere la cartina senza strappare tutto e lei mi venne in soccorso con una vera sigaretta. Con il prezzo delle sigarette al di sopra dei cinque euro era raro trovare qualcuno "dei nostri" che se le potesse permettere. Sbirciai il pacchetto e lessi una lingua balcanica, tutto tornava.

Mentre mi raccontava dell'amico di un cugino che le portava a stecche dalla Croazia beffando i controlli anti-contrabbando, mi scoprii a tendere l'orecchio per ascoltare attentamente la sua voce: il tono, la cadenza, come faceva sibilare le esse e le zeta tra le parole, come addolciva le ci, come chiudeva le e. Ci si può invaghire di un modo di parlare?

La sigaretta era a metà, quando uno dei suoi la chiamò dentro. A quanto pare un loro amico si era beccato una pallottola mentre sfuggiva alla polizia. L'attimo di stupore misto a perplessità per l'utilizzo di un gergo così western cessò immediatamente dopo il chiudersi della porta finestra. E pensavo che in fondo avrei voluto sparare io stesso al suo amico se fosse servito a non farle lasciare il giardino, ma a qual punto avrei creato una situazione paradossale, perciò soffocai il pensiero con un altro tiro.

Seppi che sarebbero partiti la mattina dopo alle 5, la nostra partenza era fissata per non meno di un'ora dopo. Eravamo in giro da tutto un giorno, anticipare la partenza senza dare spiegazioni sarebbe stato improbabile.

Fu così che la mattina dopo mi svegliai in una stanza che, nonostante i miei due compari, mi sembrava vuota.

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