20120409

Il Diario del Vampiro: Background

Da qualche settimana ho iniziato a giocare a Vampiri: Secoli Bui.

Avendo ritrovato la mia voglia di scrivere, ho deciso quindi di pubblicare il background del mio personaggio (che poi riporterò su carta, come già sto facendo nel Diario del Paladino per Dungeons and Dragons).

Il mio personaggio è un Malkavo Schizofrenico.

Non c'è molto che io ricordi, oramai, del mio passato.
Mi chiamavo Clopin Trouillefou. Nacqui in terra Franca sotto il regno di Re Ludovico II, detto il Germanico. Giusto in tempo per vederla frammentarsi in regni affidati ai suoi figli.
Ero figlio di attori di strada: per i più piccoli facevamo giuochi di abilità e marionette, per le occasioni dedicate a Nostro Signore rappresentavamo episodi del Vangelo o della Bibbia. Un'infanzia passata su un carro di legno e tessuti sgargianti che chiamavo casa, una vita ciondolante sopra strade fangose e sentieri acciottolati. Ricordo d'aver viaggiato costantemente e di aver imparato le lingue degli uomini. Di esser stato in terra Germanica e in terra Spagnola.
Ma, per quanto viaggiassimo, il nostro scopo era sempre e solo vicino a noi, nelle tasche di coloro che ci osservavano e che ridevano, applaudivano o fischiavano. Vivevamo per qualche moneta che ci sfamasse e ci permettesse di andare in un altro posto dove ci aspettavano altre tasche e altre monete. Il nostro mondo era un disco di metallo con l'effige di un monarca che presto sarebbe caduto e avrebbe lasciato il posto ad un altro profilo stampato nel rame.
Puoi chiamarli argenti, puoi chiamarli Luigi, ma ti rimarranno in tasca giusto il tempo di scordarne il nome.
Una sera lo spettacolo si protrasse fino a tardi, tanto che dovemmo chiudere alla luce delle torce. La luna sorrideva beffarda in cielo, le stelle erano chiodi luminosi piantati nel cielo per afferrar le nuvole e non far loro rincorrere il vento.
Tra il pubblico, un uomo mi scrutava insistentemente. I suoi occhi foravano la mia anima, scavavano nel mio essere e a malapena riuscivo a distoglier lo sguardo, nonostante continuasse a spostarsi nella piccola folla sotto il nostro palco. Potevo girarmi di spalle, ma sapevo esattamente dove egli si trovasse.
A rappresentazione terminata, mentre riassettavo, volle offrirmi da bere alla taverna. Non fui in grado di rifiutare.
Lui non prese nulla, si limitò a complimentarsi sulla mia prestazione. Su come in me avesse visto la scintilla dell'arte, su come io fossi fonte di ispirazione e meraviglia.
Le sue lusinghe e il buon vino mi facevano arrossire. I suoi occhi erano ancore che bloccavano lo sguardo dal posarsi altrove. Ancora oggi non so dire se fosse riccamente vestito o se girasse coperto di stracci. Tutto ciò che si era incastonato nella mia memoria erano le sue pupille nere e infinite.
S'offrì di riaccompagnarmi a casa, vista l'ora tarda, viste le storie che giravano su persone scomparse nella notte.
L'abbondante buon vino annebbiava le sensazioni, scoloriva la vista e sbiadiva i ricordi, ma giunti in una piazzetta della città isolata, mi propose un ballo al chiaro di luna. Diceva che, se l'avessi imparato, avrei potuto proporlo nei miei spettacoli. O forse fui io a pensarlo e a sentirlo uscire dalla sua bocca.
Ballammo rapidi come il vento, vorticando e saltando, tanto che la testa cominciava a girare e a farsi pesante. Quasi caddi a terra.
Ma lo sconosciuto era alle mie spalle, pronto a sorreggermi. E i suoi denti furono nella mia carne.
Le parole non possono descrivere ciò che vidi. Non esiste scrittura in gradi di rappresentare ciò che sentii. Tutto aveva finalmente un senso. Potevo scorgere il filo iridescente che lega assieme tutte le cose, che tesse la trama della vita, che avvolge il mondo.
La visione del TUTTO mi lasciò privo di forze e caddi a terra in preda ad una febbre gelida che affievoliva la vista, risucchiava le mie energie.
E la sete.
La sete mi dilaniava e seccava le mie parole in gola. Fu lo sconosciuto a darmi da bere.
Il nettare più buono che abbia mai assaggiato, vino Divino, succo di vita.
E poi si fece definitivamente tutto buio attorno.
Quando mi risvegliai era ancora notte. Lo sarebbe stato per sempre, da lì in avanti.

Seguiranno poi i post dedicati ad ogni sessione di gioco.

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