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Recensione: Another Earth

Sottotitolo: piantatela di usare la fantascienza per i vostri film piagnucolosi.


ATTENZIONE: questa recensione contiene l'intera trama del film, dettagli compresi. Preferirei evitaste la visione del film piuttosto che questa recensione, ma se non volete rovinarvelo, interrompete qui la lettura.
Però poi, dopo che l'avete visto, non lamentatevi con me.

Rhoda ha 17 anni, una vita davanti e una presunta Terra2 nel cielo, visibile a occhio nudo e grande come una comune stella. Una sera, nonostante sia stata accettata al programma di astrofisica del MIT, esce ubriaca da una festa e prende in pieno la macchina guidata da Ethan di Lost con moglie incinta e figlio.
Un'inquadratura da una telecamera di sorveglianza (per noi) e quattro anni di carcere (per la trama) dopo, Rhoda esce di prigione. Prababilmente la guida in stato di ebrezza e l'omicidio colposo plurimo sono stati depenalizzati da qualche referendum dei Radicali. Nel frattempo, Terra2 è ormai completamente visibile ne…

Sticky Fingers

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A tre anni, il più grande mistero della scienza che mi assillava era scoprire “il coccodrillo come fa”. Fu forse questo che, durante un safari in Africa con i miei facoltosi genitori, sgattaiolai in direzione del fiume per accarezzarne un paio.
Meno di ventriquattrore dopo giacevo su una barella dell’ospedale più malridotto del continente con un uncino temporaneo, e una siringata di sorella morfina che mi spingeva ad intraprendere seriamente la carriera di pirata ex-mancino.

A quattro anni, la mia maestra d’asilo privato trovava commovente vedermi intingere la manina bionica nella tempera e realizzare quadretti con impronte delle mie manine, come i miei compagni. Loro invece avevano segretamente paura di me e della mia diversità e spesso erano reticenti a infilare nuovamente la manina nello stesso secchio in cui l’avevo intinta io, come se avessero paura di contrarre una assurda malattia che avrebbe trasformato la mano in un arto meccanico pieno di api che ronzavano ogni volta che la…

Robi, il primo robot da edicola

Un pezzo alla volta, settimana dopo settimana. Così ci si costruiva un modellino del corpo umano, un walkie-talkie, uno zainetto per l’estate. Acqua passata: oggi, un bullone alla volta, con le collezioni settimanali si assembla un piccolo robot. Si chiama Robi, è alto circa 35 centimetri, pesa poco meno di 1 kg e bastano solo 70 uscite per costruirselo da sé. L’idea è della De Agostini Publishing, che per il momento lo ha lanciato solo nel mercato giapponese (ma non esclude, in futuro, di portare Robi anche in Italia). Dove è già una piccola star. FONTE: Corriere.it